venerdì 25 luglio 2008

Il trionfo della perseveranza


" Il tuo Dio, che tu servi con perseveranza, sarà lui a liberarti". (Daniele 6:16)



Per diciotto lunghi anni, Antonio Zambrano, di Bogotà, Colombia, lottò contro la burocrazia per ottenere una semplice licenza per installare, nella capitale colombiana, un piccolo commercio di "involtini di mais", una saporita specialità locale.
Presentò richieste, documenti, certificati, carte bollate; visitò uffici, bussò a porte, pregò, supplicò; insomma, fece tutto quello che poteva col poco denaro a sua disposizione, e finalmente, dopo diciotto anni, ottenne quello che voleva.
Il commento dei giornalsti fu:
"Il trionfo della perseveranza".
Il caso di questo semplice uomo di campagna, che lottò per ben diciotto anni, non permettendosi il lusso dell'assopimento, che non accettò passivamente i vari rifiuti, non accettando mai la sconfitta, ma che lottò continuamente, senza tregua, fino a raggiungere la meta che si era prefissa, indica che la perseveranza è una virtù che alla fine premia.
Caro amico, se manteniamo una relazione viva e continua col nostro Dio e Creatore, se camminiamo in Lui nell'integrità e lo serviamo con perseveranza, stiamo certi che, alla fine, nel vedere il frutto della nostra perseveranza, ci renderemo conto che il nostro tempo non è stato sprecato.
Il nostro premio sarà vedere Cristo Gesù il Signore faccia a faccia.

mercoledì 23 luglio 2008

La speranza


"Non siate dunque in ansia per il domani, perchè il domani si preoccuperà di se stesso.
Basta a ciascun giorno il suo affanno". (Matteo 6:34)



La speranza non è fingere che i problemi non esistono, ma è sapere che questi non sono eterni, che le ferite guariranno e le difficoltà si supereranno.
Avere fede, è una fonte di forza dentro di noi che ci porterà dall'oscurità alla luce.
Quando l'amore della tua vita non ti ama, quando la chiamata che aspettavi non arriva mai, quando non ottieni il lavoro che desideri, quando non ricevi l'invito che speravi, non devi pensare che non te lo meriti o che non sei importante, devi credere invece che meriti qualcosa di meglio.
Ogni volta che sei deluso per non aver ricevuto quello che desideravi o speravi, non considerarla una sfortuna, pensa semplicemente che è una meravigliosa opportunità di avere qualcosa di molto meglio rispetto a quello che ti aspettavi.
La vita è fatta di milioni di momenti vissute in mille maniere differenti.
Alcuni di noi cercano amore, pace, armonia; altri sopravvivono giorno per giorno.
Quindi, sia che viviamo in un castello con quaranta stanze, circondati di ricchezza e servitù, o che lottiamo di mese in mese per pagare l'affitto, abbiamo il potere di essere completamente soddisfatti e vivere una vita con vero significato, godendoci ogni momento e regalandoci ogni sogno.
Se non viviamo con l'ansia per il domani e crediamo che ogni giorno è una nuova opportunità per poter ricominciare di nuovo e realizzare tutti i nostri sogni, allora davvero vivremo pienamente.

martedì 15 luglio 2008

Donna stanca di bussare...


"Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto". (Matteo 7:7)



Eloisa Leon Zolle, di Cajamarca, Perù, sapendo che il marito era in casa, bussò varie volte con insistenza, ma il marito non le aprì.
Dopo l'ultimo tentativo, Eloisa non ce la fece più, quindi spruzzò l'abitazione con benzina e vi diede fuoco.
L'esplosione fu spaventosa, oltre a consumare la casa, le fiamme produssero gravi scottature all'uomo.
Eloisa fu arrestata e condannata per tentato omicidio.
Aprendo i giornali di Lima si leggeva l'articolo:
'Donna stanca di bussare dà fuoco al marito'.
Certo l'azione di questa donna è assolutamente da condannare.
Tuttavia, bussare e non ricevere risposta, cercare e non trovare niente, piangere senza far commuovere nessuno, chiedere qualcosa di cui si ha bisogno e ricevere solo indifferenza, sono tutte intense frustrazioni che possono colpire l'anima.
Inviare una lettera e non ricevere risposta, supplicare e ricevere solo sdegno, elevare una petizione con disperazione come quella di una madre anziana ai propri figli, o essere abbandonati dal proprio coniuge e vivere nella solitudine , nell'abbandono e nella tristezza, è quasi come morire.
Caro amico, sappi che c'è qualcuno che ti ama più di quanto tu possa immaginare.
Qualcuno che quando gli altri non rispondono alla nostra richiesta d'aiuto, è pronto a intervenire.
Questo qualcuno si chiama Cristo Gesù, Lui è sempre attento al nostro grido.
Avvicinati a Lui, chiedigli ciò di cui hai bisogno e, se è nella sua volontà, la riceverai!

martedì 1 luglio 2008

Chi accumula ricchezze per sè


"Gesù disse loro: "Fate attenzione e guardatevi dall'avarizia, perchè la vita di uno non consiste nell'abbondanza delle cose che possiede". (Luca 12:15)



'Un contadino di nome Pakhom era molto avaro e desiderava possedere grandi terreni.
Finalmente arrivò il giorno in cui riuscì a comprare il primo lotto di terreno, ma non gli bastò.
Cosicchè, con un pò di astuzia, col passare del tempo, coprò e vendette con inganno, estendendo le sue proprietà al punto di averne quanto bastava per mantenersi bene per il resto della vita.
Tuttavia, non ancora soddisfatto, continuò a cercare di più.
Un giorno qualcuno gli disse che in un paese lontano c'erano grandi estensioni di terreno che si potevano ottenere a buon prezzo.
L'uomo allora si recò in quel posto dove gli dissero che per mille rubli, poteva comprare tutto il terreno che riusciva a percorrere in un solo giorno, a condizione che se non ritornava in tempo al punto di partenza, perdeva tutto.
Pakhom stentò a credere a quello che gli era stato detto, quindi accettò.
La mattina dopo uscì di buon'ora e si mise a correre senza fermarsi.
A mezzogiorno si fermò appena per prendere un pò d'acqua e mangiare un boccone di pane, poi riprese a correre.
A un certo punto sapeva di dover ritornare, ma siccome voleva abbracciare un pò più di terreno, proseguì.
Finalmente decise di intraprendere la via del ritorno, e poichè si rese conto che sarebbe arrivato molto tardi, avanzò il passo più che potè.
Il contadino riuscì ad arrivare in tempo al punto di partenza ma, per la spossatezza fisica, cadde a terra morto'.
La morale di questa favola di Tolstoj, è la stessa di una parabola che Gesù raccontò per illustrare le conseguenze dell'avarizia.
Gesù disse:
"Così succede a chi accumula ricchezze per sè, e non è ricco davanti a Dio".

domenica 29 giugno 2008

Lettere da inviare


"Siate benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo". (Efesini 4:32)



Era una lettera semplice e sincera, una lettera d'amore.
Non appena sarebbe arrivata a destinazione avrebbe reso felici due persone:
Alcyra, che l'aveva scritta, e Benjamìn, la persona a cui era destinata.
Purtroppo, Idaìr, la sorella di Alcyra, dimenticò di spedirla.
Quarant'anni dopo la lettera fu trovata in un cassetto, ma ormai Alcyra e Benjamìn erano già anziani.
Se la lettera fosse arrivata in tempo, si sarebbero sposati; ma poichè non arrivò, i due vissero amareggiati e delusi pensando che il loro amore era finito.
Una lettera che non arriva, una parola che non si pronuncia, un messaggio che non si dà, può causare a volte gravi confusioni, provocare una tragedia o far appassire due vite per sempre.
Molte volte un grave dissapore tra fidanzati, o peggio ancora tra, coniugi, non si risolve perchè nessuno osa pronunciare per primo il fatidico:
"Perdonami!"
Quest'unica parola vale più di mille altre, e può avere più effetto di tutto un intero discorso.
Per pronunciarla, però, dobbiamo deporre il nostro orgoglio e mettere da parte la nostra ostinazione.
L'alternativa sarebbe di non fare niente; ma, quando non si fa niente, non si risolve neanche niente.
Seguiamo il consiglio della parola di Dio, facciamo il possibile per superare ogni ostacolo.
Se ci costa fatica riedificare i ponti rotti, chiediamo forza a Dio, Lui certamente ce la darà.

sabato 12 gennaio 2008

Amore è...


"L'amore non verrà mai meno". (1Corinzi 13:8)



Amore è perdonare

Amore è aiutare

Amore è desiderare

Amore è soffrire per la persona amata

Amore è piangere

Amore è superare le barriere

Amore è perseverare

Amore è dare

Amore è saper vivere

Amore è darsi corpo ed anima

Amore è guardare il contenuto, non l'involucro

Amore è consegnare il proprio cuore senza condizioni

Amore è... tutto!

Se hai paura di amare, per paura di sbagliare, devi tener sempre presente che:
Chi non sbaglia, non è perchè è perfetto, ma semplicemente perchè non ha rischiato.
Se non conosci l'amore, la cosa più preziosa che esista nella vita, e se davvero lo stai cercando, potrai trovarlo soltanto in Dio, perchè:
Lui è l'Amore.
Se invece già lo hai conosciuto, ma da molto tempo lo hai abbandonato per dedicarti a te stesso, o per alimentare il tuo ego, spero che oggi, ti renda conto di quanto sia importante amare.
E ricorda sempre che:
"L'amore non muore mai, ma è circondato da molti assassini che cercano di ucciderlo", quindi sta a te difenderlo e proteggerlo.

mercoledì 9 gennaio 2008

Hai un problema? Canta!


"Alzo gli occhi verso i monti... Da dove mi verrà L'aiuto?" (Salmi 121:1)



Una notte, una tigre affamata attacò una donna in un bosco vicino a casa sua.
Il poderoso felino si gettò sulla donna e si stava apprestando a mangiarla.
La donna poteva sentire il suo respiro caldo vicino al viso.
In quello stesso istante, per un motivo misterioso, la donna cominciò a cantare dolcemente inni di adorazione a Dio.
L'animale, stranamente, si distese accanto alla donna e lasciò una zampa sul suo corpo, proprio come se volesse abbracciarla; la tigre era come ipnotizzata da quei canti, tanto da sembrare una tigre ammaestrata.
La donna non smise di lodare neanche un attimo, pensando che se avesse smesso, l'animale, l'avrebbe ammazzata.
I suoi inni, durarono per circa sei ore, fino a che non arrivò suo marito che si rese conto della situazione, prese il fucile e fece fuoco in aria per spaventare l'enorme "gatto".
Così fu, la bestia andò via di corsa, e la donna potè tirare un grosso sospiro per il pericolo sventato.
Ella mai dimenticò quello che era accaduto e tuttora crede che che la sua vita fu salvata dagli inni che cantò al Signore.
Magari, non tutti ci troviamo in pericolo di "tigri", ma il concetto comunque è uguale:
il Signore nella sua immensa bontà, protegge i Suoi figli quando essi Lo invocano.
Allora, quale sarà da oggi in poi il nostro atteggiamento davanti ad una situazione difficile?
Ci dispereremo, diremo che è tutta colpa della sfortuna e attribuiremo la colpa a Dio, o diremo semplicemente:
Dio aiutami!
Gesù è il motivo del nostro canto ed il soccorso sicuro durante le ore di sgomento.
La giornata comincia male?
Non imprecare, canta.
Stiamo finendo le forze e non riusciamo più a sopportare una situazione difficile?
Non ti abbattere, canta!

lunedì 7 gennaio 2008

Le mani ferme dell'altro


"Il Signore è la mia roccia, la mia fortezza, il mio liberatore; il mio Dio, la mia rupe, in cui mi rifugio, il mio scudo, il mio alto rifugio". (Salmi 18:2)






Miguel Vàsquez, messicano diciassettenne, era trapezista nel circo dei fratelli Ringling.
Quella sera a Tucson, in Arizona, stava per realizzare una prova eccezionale:
il quadruplo salto mortale da dieci metri d'altezza.
Il ragazzo saltò, girò per quattro volte, e andò ad aggrapparsi alle mani ferme si suo fratello Juan fra gli applausi scroscianti del pubblico che riempiva il circo.
"Ciò che più importa nel salto mortale" disse Miguel "sono le mani ferme della persona che afferra il trapezista".
Il salto mortale semplice, doppio, triplo e nel caso di Miguel Vàsquez, quadruplo, è il piatto forte del programma del circo.
Molti trapezisti sono morti tentando il salto triplo o quadruplo, perchè è fondamentale che nel lanciarsi nel vuoto trovino mani ferme a cui aggrapparsi.
La vita di tutti i giorni a volte ci obbliga a fare una specie di salto mortale, spesso ci obbliga a saltare nel vuoto, per un atto di fede o forse di disperazione.
La vita non sempre si presenta serena, ci sono volte in cui si deve fare proprio un salto disperato!
Quello che più importa in quei momenti duri della vita è avere dall'altro lato delle mani ferme, forti e amiche.
Il giorno verrà, perchè è il destino inevitabile di ogni essere umano, in cui dobbiamo fare l'ultimo salto, il salto della morte, quando salteremo da questo mondo all'eternità.
In quel giorno avremo più che mai bisogno di quelle mani ferme, forti, amiche:
le mani di Cristo!
Quelle mani sono ferme perchè non tremarono mai, sono forti perchè sono quelle di un falegname, e sono amiche perchè sono state forate dai chiodi per noi...
Abbiamo bisogno che le mani di Cristo afferrino le nostre in ogni circostanza della vita.

domenica 6 gennaio 2008

L'amore di Gesù per Dio


"Postosi in ginocchio, pregava, dicendo : Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia volontà, ma la tua". (Luca 22: 41,42)



A volte pensiamo più volentieri all'amore di Gesù per noi piuttosto che all'amore di Gesù per il suo Dio.
Gesù è stato il solo uomo ad adempiere il primo comandamento della legge.
Ha amato il Signore, suo Dio, con tutto il suo cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente sua(Luca 10:27), e lo ha dimostrato!
L'amore per Dio è stato il grande movente di tutta la sua condotta e ha ispirato ognuna delle sue parole.
Questo amore non si è espresso in circostanze agevoli o piacevoli, ma in una sofferenza morale continua, in mezzo a un mondo che gli si opponeva.
Di fronte alla diversità e alle persecuzioni, ripieno d'amore per colui che lo aveva mandato e che veniva a rivelare ha fatto brillare la grazia e la verità.
Oltre a questo, però, quando l'odio degli uomini li ha condotti a mettere le mani sul santo Figlio di Dio e a crocifiggerlo, Gesù mostra la perfezione del suo amore accettando i colpi senza replicare.
Poi, in una suprema sottomissione alla volontà di Dio, Gesù Cristo si offre in sacrificio per il peccato e prende su di se il giudizio che noi meritavamo.
La risposta di Dio è assicurata:
Io lo innalzerò sopra ogni nome.
Infatti, Gesù risuscitò, trionfando sul potere della morte, del peccato e di satana!
E Dio lo ha sovranamente innalzato e lo ha posto sul suo stesso trono, dove intercede per noi e per la nostra vittoria sul peccato.

Il ricco e suo figlio


"Così parla il Signore: "Il ricco non si glori della sua ricchezza ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il Signore".



Una volta, il padre di una famiglia ricca portò suo figlio in viaggio per la campagna col fermo proposito di far vedere al figlio come erano povere le persone che vivevano in campagna.
Stettero un giorno e una notte in una fattoria di una famiglia di contadini molto umili.
Alla fine del viaggio, e di ritorno a casa, il padre domandò al figlio:
"Come ti è sembrato il viaggio?"
"Molto bello papà!"
"Hai visto come si può essere poveri?"
"Si, papà!"
"E cosa ti ha insegnato questa esperienza?"
"Ho visto che noi abbiamo un cane in casa, mentre i contadini ne hanno quattro; noi abbiamo una piscina che arriva fino alla metà del giardino, e loro hanno un ruscello che non ha fine; noi abbiamo alcune lampade lussuose nel cortile, mentre loro hanno le stelle per illuminare le loro serate; il nostro giardino arriva fino alla fine della casa, loro invece hanno un giardino che si perde all'orizzonte".
Il padre rimase in silenzio non aspettandosi risposte simili...
Al che suo figlio aggiunse:
"A proposito, grazie, papà, per avermi mostrato che ci sono persone più ricche di noi!"
Non è ricco chi ha molto, ma lo è chi non ha bisogno di nulla!
Caro amico, se hai conosciuto Gesù Cristo il Signore, solo allora sarai contento in ogni circostanza, perchè Lui sarà la tua ricchezza!

sabato 5 gennaio 2008

Stai usando tutte le tue forze?


"Mettetemi alla prova, dice il Signore". (Malachia 3:10)

"Invocami nel giorno della sventura; io ti salverò, e tu mi glorificherai". (Salmi 50:15)



Giovannino stava tentando di sollevare un grosso masso, e il padre lo guardava mentre il piccolo cercava di compiere la sua impresa.
Dopo un pò il padre lo sentì anche grugnire mentre si sforzava di far rotolare la pietra.
A un certo punto il padre gli chiese:
"Giovannino, stai usando tutte le tue forze?"
Il bambino rispose:
"Certo, papà, sto usando tutte le forze che ho".
Allora il padre gli fece notare che invece non lo stava facendo, e gli disse:
"Figlio mio, io sono la tua forza nel momento del bisogno, sono tuo padre, devi chiedermi aiuto quando ne hai bisogno!"
Spesso, anche noi, quando abbiamo un problema, tentiamo di risolverlo da soli pensando che stiamo utilizzando tutta la nostra forza.
Invece, la nostra forza è il nostro Padre celeste pronto a intervenire in nostro soccorso, Lui è solo in attesa che gli chiediamo aiuto.
Ricordiamoci che Dio, nel suo grande amore, ha dato il suo unigenito Figlio a morire per noi, affinchè chiunque crede in lui non muoia, ma abbia vita eterna.
Tanto più Dio ci aiuterà se ci troviamo in difficoltà.
Chiediamogli aiuto e soccorso, e Lui ci libererà da ogni oppressione.
Gridiamo al Signore, e di certo ci risponderà; bussiamo alla porta del cielo, e Lui ci aprirà; cerchiamolo e sicuramente si farà trovare!

L'esempio del cane


"Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano,... poichè egli fa sorgere il sole sopra i buoni e sopra i malvagi, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti". (Matteo 5:44, 45)



Gesù esortava i discepoli a non vendicarsi e a non fare del male a coloro che gli avevano fatto un torto, ma a perdonarli.
A quei tempi si usava dare con la mano sinistra un leggero colpo sulla guancia dell'avversario per dimostrargli il proprio disprezzo.
Per la persona colpita ciò era più offensivo che doloroso.
Gesù certamente sorprese i suoi ascoltatori quando disse:
"Se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l'altra".
Naturalmente non intendeva dire che dobbiamo restare sempre passivi, giacchè ci sono delle situazioni che richiedono che ci difendiamo.
Il Signore, però, con quella frase voleva dire che dobbiamo mostrare amabilmente la nostra disposizione a ricambiare il male col bene.
Un uomo, un giorno, tirò una pietra a un cane per farlo allontanare, ma con dispiacere si accorse che l'effetto era stato peggiore delle intenzioni:
il colpo aveva ferito il povero animale a una zampa.
Il cane, anzichè scappare, andò zoppicando verso di lui e leccò la mano che aveva scagliato il sasso.
Vedendo la commovente risposta del cane a quel gesto, comprese le parole di Gesù.
Disse:
"Quel cane mi predicò un sermone come nessun predicatore aveva mai fatto prima", e aggiunse che in nessun essere umano aveva mai trovato tanta prontezza nel perdonare il proprio nemico.
Il mondo odierno ha bisogno di vedere in ogni uomo l'immagine del Salvatore.
Dobbiamo mostrare sempre la buona disposizione nel nostro cuore a perdonare anche chi è irragionevole e ci istiga.

giovedì 3 gennaio 2008

Voleranno come aquile


"Quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile". (Isaia 40:31)



Gli indigeni dell'America del Nord raccontano che:
'Un guerriero trovò un uovo d'aquila e lo mise nel nido di una gallina.
L'aquilotto uscì dal guscio con una nidiata di pulcini e crebbe con loro.
Per tutta la vita l'aquila, convinta di essere un gallo, seguì le abitutdini dei galli.
Frugava nella terra alla ricerca di semi e di insetti da mangiare, e non arrivò a volare oltre il metro d'altezza.
Passarono gli anni e l'aquila invecchiò.
Un giorno vide uno splendido uccello che si librava nel cielo, che attraversava il firmamento quasi senza dover usare la forza delle sue belle ali dorate, ed esclamò:
"Che uccello elegante!
Che sarà mai?"
L'amico gli rispose:
"E' un'aquila, l'uccello più importante di tutti; ma non ci pensare, perchè tu non potrai mai arrivare a quelle altezze!"
Cosicchè l'aquila morì convinta di essere un semplice gallo'
A differenza di questa triste storia, nel Vangelo troviamo che quando Gesù chiamò Simone, gli disse:
"Simone tu sarai chiamato Cefa"- Simone significava 'canna', mentre Cefa significava 'roccia'.
In tal modo Gesù voleva fargli capire che non vedeva in lui ciò che era in realtà, ma piuttosto ciò che poteva essere se confidava in Lui.
Dio vede anche noi come persone con un'enorme potenziale perchè create a sua immagine e somiglianza, e spera che abbiamo fede in Lui, perchè così diventeranno realtà anche per noi le parole del profeta Isaia:
"Quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile!"

mercoledì 2 gennaio 2008

Ospiti speciali


"Cristo Gesù... non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente...
ma spogliò sè stesso, divenendo simile agli uomini... umiliò sè stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce". (Filippesi 2:5-8)



'Una donna vide che nel suo giardino erano seduti due vecchietti e una signora anziana, inteneritasi per la loro dolcezza, li invitò ad entrare in casa a prendere un caffè.
Uno dei vecchietti allora disse che se suo marito non era in casa, non sarebbero entrati.
Quella sera la donna raccontò al marito ciò che era successo, e il marito le disse di provare a invitarli di nuovo il giorno dopo.
La donna così fece, il giorno dopo li invitò a entrare.
Sempre lo stesso vecchietto rispose che in casa entrava solo uno dei tre che veniva invitato personalmente.
La donna s'incuriosì e volle saperne di più.
Allora il vecchietto le spiegò che lui era l'Amore, l'altro vecchietto era il Successo, e che la signora anziana era la Ricchezza.
La donna comunicò al marito quello che i tre le avevano detto e, dopo vari ripensamenti, alla fine decisero di far entrare l'Amore in casa loro.
Amore si alzò e si accinse a entrare in casa, allora Successo e Ricchezza lo seguirono.
La donna sorpresa chiese ai due accompagnatori come mai ora stessero entrando tutti e tre.
Amore rispose che ovunque entrava lui, Ricchezza e Successo sarebbero stati sempre presenti'.
Come credenti ci interessa che nella nostra casa entri l'amore di Dio che inevitabilmente sarà seguito da guadagno e abbondanza spirituale.
Vogliamo imitare Gesù, il Figlio di Dio che, pur godendo di somma gloria e ricchezza, ci amò tanto che per amor nostro lasciò la gloria e si fece povero, affinchè mediante la sua povertà e il suo sacrificio godessimo della ricchezza spirituale e della gloria divina.

mercoledì 12 dicembre 2007

Il nostro comportamento


"...in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore.
Comportatevi come figli di luce!". (Efesini 5:8)



Il comportamento dell'uomo potrebbe essere definito:
"la finestra dell'anima".
Non è la maniera con cui reagiamo quando abbiamo avuto abbastanza tempo per riflettere riguardo ad una situazione, bensì la maniera in cui lo facciamo quando non abbiamo tempo di pensare, e possiamo dare solo una risposta.
Di solito, le circostanze che si presentano durante un normale giorno di lavoro non ci modellano, tantomeno ci distruggono; ci rivelano semplicemente chi siamo.
Dedichiamo molto tempo ad imparare come reagire; così diventiamo bravi attori ma, quando si presenta qualcosa di inatteso e dobbiamo reagire rapidamente, la nostra 'rappresentazione' è quasi sempre messa da parte e la risposta viene dal nostro intimo.
In passato, William Sangster, fu una figura pubblica molto amata in Inghilterra.
Molti però non sapevano che lui lottasse contro la distrofia muscolare progressiva.
Nonostante la sua malattia avanzasse, lui servì correttamente e con spirito nobile, dimostrando un comportamento positivo e vincente, al punto di essere noto in tutto il mondo di lingua inglese per ciò che lui definì:
"I miei 4 propositi"
- Non mi lamenterò mai;
- Farò splendere sempre la mia luce;
- Testimonierò delle mie benedizioni;
- Trasformerò le mie perdite in profitti.
Qualcuno ha detto:
"Sono convinto che il 10% della vita è ciò che mi accade, ma il 90% è come reagisco io a tutto questo".
Siamo responsabili del nostro comportamento!

martedì 11 dicembre 2007

Ama la vita


"Gesù gli disse: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". (Giovanni 14:6)



Ama la vita, goditi quello che ti offre;
non lasciarti abbattere dai dispiaceri.
Lascia che l'amore bussi alla tua porta
non negargli l'opportunità di coprirti l'anima.
Chi dice che la vita è facile?
E' difficile, perchè a volte vivi momenti di gioia o di tristezza,
ma sappi che, dopo il temporale viene la quiete...
Se oggi ti senti depresso, ti comprendo,
ma non lasciarti soffocare dalle grandi pene.
Osserva per te la vita come passa,
ed abbi fede in ogni situazione,
per qualunque cosa succeda...
Se oggi piangi, lascia scorrere ogni lacrima,
non avere vergogna di farlo
solo sfogando le tue sofferenze,
ti scende la pace nel cuore.
Ama la vita, apprezza le cose belle e le brutte.
Impara a stimare l'amore che ci circonda,
perchè ci saranno sempre persone che ti amano,
solo che non ce ne rendiamo conto.
Se oggi qualcuno bussa alla tua porta,
non chiudere la porta all'amore e all'amicizia,
sono sentimenti con un valore infinito
che nienete e nessuno può comprare.
Ama la vita, impara a viverla con i suoi alti e bassi,
abbiamo una sola vita, e bisogna imparare a stimarla...
Siamo benedetti a stare qui nel mondo in cui viviamo
con un proposito ed una nuova speranza...
Ama la vita, amala ogni istante...
Ama Gesù: la Vera Vita!

domenica 9 dicembre 2007

I due fratelli


Il Signor Gesù disse: "Vi è più gioia nel dare che nel ricevere". (Atti 20:35)



Due fratelli, uno di cinque anni e l'altro di dieci, vestiti di stracci, continuavano a chiedere un pò di cibo per le case della strada che circondava la collina.
Erano affamati, ma non riuscirono ad ottenere niente, i loro tentativi frustanti li rattistavano.
Finalmente, una signora diede loro una bottiglia di latte.
Che festa per i due bambini!
Allora si sedettero sul marciapiede, e il più piccolo disse a quello di dieci anni:
"Tu sei il maggiore, bevi per primo..."
e lo guardava coi suoi denti bianchi, con la bocca mezza aperta.
Il grande si portò la bottiglia alla bocca e, facendo finta di bere, stringeva le labbra per non far entrare nemmeno una sola goccia di latte.
Poi passò la bottiglia al fratellino che, dando un sorso, esclamò:
"Com'è saporito!".
Poi fu di nuovo il turno del maggiore.
Anche questa volta si portò la bottiglia alla bocca, ormai già quasi mezza vuota, ma non bevve niente.
E fecero così finchè il latte non finì.
A quel punto il fratello maggiore, benchè con lo stomaco vuoto ma col cuore traboccante di gioia, cominciò a cantare e a danzare.
Saltava con la semplicità di chi non fa niente di straordinario, o ancora meglio, con la semplicità di chi è abituato a fare cose straordinarie senza dargli importanza.
Noi che viviamo in un mondo di agiatezze, possiamo imparare una grande lezione da quel ragazzo:
"Chi dà è più felice di chi riceve".

sabato 8 dicembre 2007

La casa dei mille cagnolini


"Perchè quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinchè egli sia il primogenito tra molti fratelli". (Romani 8:29)



Tempo fa, in un paese piccolo e lontano, c'era una casa abbandonata.
Un giorno, un cagnolino, cercando rifugio dal sole, entrò in quella casa, e una volta dentro arrivò in una stanza dove c'erano mille cagnolini.
Contento di vedere tanti amici, rizzò le orecchie e scodinzolò felice, e tutti i cagnolini fecero come lui.
Quando uscì dalla casa pensò:
"Tornerò spesso qui, ci sono tanti cagnolini felici come me, che bel posto!".
Poco dopo, un'altro cagnolino randagio entrò nella stessa casa, ma a differenza dell'altro cagnolino, vedendo gli altri mille cagnolini, si sentì minacciato poichè lo stavano fissando in maniera aggressiva.
Cominciò a ringhiare ed abbaiare, e tutti i mille cagnolini, fecero lo stesso; allora scappò via di corsa e disse fra sè e sè :
"Che posto orribile è questo, non ci tornerò mai più!".
Ovviamente, nessuno dei due cani sapeva leggere, ma fuori al giardino della casa c'era un cartello che diceva:
"Ben venuti alla casa dei mille specchi".
Possiamo paragonare tutti i volti delle persone del mondo a degli specchi che riflettono il nostro volto.
Perciò, siamo noi a decidere quale volto vogliamo che gli altri portino, e a seconda del volto che noi mostriamo, tale volto vedremo riflesso negli altri.
Il riflesso dei nostri gesti e delle nostre azioni è quello che proiettiamo agli altri.
Siamo responsabili del volto che portiamo:
se portiamo allegria, gioia di vivere e bontà, ci sarà restituita allo stesso modo.
Se portiamo tristezza, paura, cattiveria... anche queste ci saranno restituite.

venerdì 7 dicembre 2007

La scala


"Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinchè vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli".



Un falegname si recava tutti i giorni sulla montagna per pregare.
Un giorno decise di costruirsi una scala per poter salire più velocemente, in modo da poter poi guadagnare tempo da dedicare a Dio.
Mentre costruiva la scala, passò di lì un vicino che gli chiese:
"Mi daresti una piccola parte della tua scala, a casa non ho un tavolo e ne vorrei almeno uno piccolo per i bambini?"
Il falegname rimase un pò perplesso, ma poi gliene diede un pezzo.
Il vicino lo ringraziò ed andò via contento.
Dopo un pò venne un'altra persona e gli spiegò:
"Se mi regali alcuni scalini, posso riscaldare per una sera i miei figli".
Senza indugiare, il falegname glieli regalò.
Così l'uomo tornò a casa contento, e il falegname continuò a lavorare alla sua opera.
Poi passò di lì una povera donna che gli chiese:
"Mi regaleresti un pò di legna, così potrò riparare parte del tetto che è rimasta danneggiata durante un forte temporale?".
Il buon falegname senza pensarci due volte, gliene diede un bel pò, e la donna si allontanò contenta e grata.
In quel duro tempo di freddo e fame, in molti andarono da quel buon falegname.
Quando una sera tornò a casa, l'uomo disse alla moglie:
"Ho costruito questa scala per essere più vicino a Dio".
La moglie lo interruppe:
"Non capisco, lavori ogni giorno per costruirla, ma a fine giornata è come se non avessi fatto niente.
Ma perchè regali i pezzi?"
Con gli occhi che gli brillavano, il falegname rispose:
"Cara è vero, la mia scala è sempre più piccola, ma ogni giorno mi sento sempre più vicino al cielo!".

La mezza coperta


"Onora tuo padre e tua madre, affinchè i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il Signore, il tuo Dio ti dà". (Esodo 20:12)



Rocco, ormai vedovo e avanti nell'età, viveva da solo coi suoi ricordi.
Per tutta la vita aveva lavorato duramente per portare avanti la famiglia, e il suo più gran desiderio era stato quello di vedere il figlio diventare un uomo onesto.
Nella sua vecchiaia, Rocco sperava che il figlio, brillante professionista, gli offrisse il suo appoggio e comprensione; invece, vedeva che i giorni passavano e il figlio lo andava a trovare sempre più di rado.
Allora, per la prima volta in vita sua, decise di chiedere un favore al figlio; lo pregò di accoglierlo a vivere a casa sua.
Il figlio non ne fu molto contento e trovò varie scuse fra cui quella che non aveva posto.
Ma il padre disse che non avrebbe dato fastidio e che avrebbe dormito benissimo anche in veranda.
Non avendo altre scuse, chiamò Luis, suo figlio di 12 anni, e gli chiese di portare al nonno una coperta per potersi riparare dal freddo mentre avrebbe dormito in veranda.
Luis andò a prendere la coperta, ma prese anche delle forbici.
Poi, tagliata in due la coperta, ne diede una parte al nonno e teneva l'altra in mano.
-Cosa hai fatto Luis?
Perchè hai tagliato in due la coperta del nonno?
-Sai papà, stavo pensando di conservare questa mezza coperta.
Forse un giorno, quando sarai vecchio, verrai a stare a casa mia, perciò potresti averne bisogno anche tu per dormire nella mia veranda...